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Come eseguire l’audit degli accessi al domain controller e correlare gli eventi tra AD e Microsoft 365

di Lauren Ballejos, IT Editorial Expert   |  
translated by Chiara Cavalletti

Riepilogo

Questo post del blog NinjaOne offre un elenco completo di comandi CMD di base e un’analisi approfondita dei comandi di Windows con oltre 70 comandi cmd essenziali sia per i principianti che per gli utenti avanzati. La guida si propone si piegare in modo pratico i comandi del prompt dei comandi per la gestione dei file, la navigazione nelle directory, la risoluzione dei problemi di rete, le operazioni su disco e l’automazione, con esempi reali per migliorare la produttività. Che tu voglia imparare i comandi cmd fondamentali o padroneggiare gli strumenti avanzati della CLI di Windows, questa guida ti aiuterà a utilizzare il Prompt dei comandi in modo più efficace.

Smetti di reagire alle situazioni e prendi il controllo. Scopri come passare a una strategia di gestione IT proattiva con la nostra guida passo per passo. Inizia subito.

Ti consigliamo vivamente di monitorare gli accessi ai domain controller e le attività di log di Microsoft 365 nell’ambito delle procedure di sicurezza informatica di routine. La correlazione di queste due fonti di dati offre ai team IT e ai fornitori di servizi gestiti (MSP) una visibilità completa sui tentativi di autenticazione negli ambienti cloud e ibridi, facilitando il rilevamento e l’analisi degli incidenti, oltre a fornire informazioni utili per dimostrare la conformità e rispondere a potenziali violazioni.

Questa guida illustra come effettuare l’audit degli eventi di accesso da un domain controller (DC) di Active Directory (AD), come combinare queste informazioni con i dati sulle attività provenienti da Microsoft Purview e generare report a fini di revisione e conformità.

Cosa serve per eseguire un audit degli accessi al domain controller utilizzando i dati di Microsoft 365 Purview

Per monitorare gli eventi di accesso in ambienti cloud o ibridi in cui sono presenti sia domain controller sia attività registrate in Microsoft Purview, è necessario:

  • Un account amministrativo con accesso ai Criteri di Gruppo per configurare i criteri di controllo
  • Un repository centrale per il consolidamento e l’archiviazione dei log, come il server Windows Event Forwarding (WEF)/Windows Event Collector (WEC) o gli strumenti SIEM (Security Information and Event Management)
  • Un elenco di DC critici, unità organizzative (OU) con privilegi e account di servizio che devono essere protetti attivamente
  • Accesso al portale di audit di Microsoft 365 Purview e ai registri di accesso di Entra ID
  • Un periodo di tempo prestabilito per l’implementazione e il collaudo dei criteri

Fase 1: Configurare i criteri di controllo del domain controller

Utilizza la Console di gestione dei criteri di gruppo (GPMC) per abilitare i criteri di controllo avanzati.

  • In GPMC, accedi a Configurazione computer\Impostazioni di Windows\Impostazioni di sicurezza\Criteri locali\Criteri di controllo
  • Fai doppio clic su Controlla i log di accesso  per modificarli, quindi seleziona le caselle di controllo Riuscito e Fallito per registrare sia gli accessi riusciti che i tentativi di violazione
  • Esegui il comando gpupdate /force oppure riavvia il sistema per applicare la modifica; quindi verificare che gli eventi 4624 (riuscito) e 4625 (fallito) siano registrati nel Visualizzatore eventi .

Gli eventi di accesso vengono generati solo sul domain controller per gli account del dominio. Se vuoi monitorare gli accessi ai dispositivi autonomi che utilizzano account locali, dovrai applicare questa impostazione dei criteri di gruppo e raccogliere i log dagli endpoint tramite la tua soluzione di monitoraggio e gestione remota (RMM) o la soluzione di gestione dei dispositivi mobili (MDM).

Fase 2: Centralizzare e conservare i registri di controllo delle autenticazioni

Centralizza i log di tutti i domain controller in un’unica piattaforma per garantire che non vi siano lacune nella copertura durante l’analisi dei dati relativi agli eventi. Puoi farlo utilizzando il server Windows Event Forwarding (WEF)/Windows Event Collector (WEC) o strumenti SIEM. Puoi anche sfruttare la tua piattaforma RMM automatizzata per l’acquisizione dei log, l’analisi e la generazione di report su diversi sistemi operativi.

Imposta i tempi di conservazione dei log in base a quanto necessario per garantire la conformità alle normative in materia di protezione dei dati e privacy applicabili alla tua organizzazione e a tutte le parti di cui conservi informazioni.

Fase 3: Arricchire i log di DC con i dati di auditing di Microsoft 365 Purview

Integrando i dati di controllo degli accessi provenienti dai domain controller di Active Directory con le attività raccolte da Microsoft Purview, puoi monitorare in modo più dettagliato le attività sospette degli utenti. Ciò avviene mettendo in correlazione i dati, tra cui UserPrincipalName, indirizzo IP e altri identificatori presenti nei log sia nel cloud che in locale, al fine di creare cronologie ibride.

Fase 4: Implementare filtri e individuare correlazioni

Utilizza i tuoi strumenti di analisi per individuare accessi falliti ricorrenti o accessi provenienti da località inattese. Presta anche attenzione a un numero anomalo di accessi riusciti a un account, che potrebbe indicare tentativi di autenticazione automatizzata andati a buon fine. Affinché ciò sia efficace, gli account di servizio dovrebbero essere inseriti nella whitelist per evitare falsi positivi.

Fase 5: Risolvere e segnalare attività di accesso sospette

Le misure di correzione automatizzate dovrebbero essere configurate in modo da disattivare automaticamente gli account potenzialmente compromessi o inattivi prima che possa essere avviata un’indagine.

Dimostra agli stakeholder la tua diligenza e conformità tramite riepiloghi di audit generati automaticamente che includono metriche quali il volume degli eventi, i guasti unici, il tempo medio necessario per l’analisi e le azioni amministrative intraprese (ad esempio, l’inasprimento delle politiche relative all’autenticazione a più fattori (MFA) e alle password e la disattivazione degli account inattivi).

NinjaOne unifica, automatizza e centralizza la generazione dei report relativi ai log di audit di AD

NinjaOne può essere configurato per acquisire automaticamente i log da qualsiasi fonte, inclusi i log dei domain controller Windows, gli eventi di Microsoft 365 Purview e i log di software di terze parti, per poi analizzarli e sintetizzarli in report pronti per la presentazione. Puoi, quindi, archiviare i dati dei log e i report nella documentazione di NinjaOne, protetta da controlli di accesso, per consentire analisi a lungo termine e per essere presentati alle parti interessate durante le riunioni di revisione aziendale.

Oltre a unificare i log e a fornirti gli strumenti necessari per una supervisione completa dell’infrastruttura IT dei tuoi tenant, NinjaOne integra le migliori soluzioni del settore: MDM, RMM, un servizio di helpdesk e la sicurezza degli endpoint. Grazie alla gestione centralizzata del monitoraggio di tutti i tuoi endpoint e dell’infrastruttura, potrai garantire che il tecnico responsabile venga informato di eventuali problemi di sicurezza o di conformità, in modo che possa risolverli immediatamente, con una traccia verificabile di ciò che è accaduto e delle misure adottate per risolvere il problema.

FAQs

Puoi iniziare implementando un’architettura Windows Event Forwarding (WEF), che utilizza componenti nativi di Windows per inoltrare gli eventi di sicurezza dei domain controller a un server di raccolta centrale, fornendo un archivio di log fondamentale ed economico per le attività iniziali di correlazione.

Dai priorità al monitoraggio degli eventi relativi ai ticket di servizio Kerberos (ID 4768, 4769) per gli attacchi di tipo “Golden Ticket” e degli eventi di convalida delle credenziali (ID 4776, 4625) per gli attacchi basati su NTLM come il “Pass-the-Hash”, poiché questi forniscono informazioni più approfondite sui meccanismi di autenticazione rispetto agli eventi generici di accesso.

Crea regole di monitoraggio o filtri distinti per gli account di servizio che escludano le attività innocue e ad alto volume, ma che vengano comunque attivati in caso di comportamenti realmente anomali, come gli accessi provenienti da una nuova area geografica o in orari insoliti, garantendo che tali account rimangano sotto monitoraggio per individuare eventuali minacce reali.

L’UPN (User Principal Name) è l’identificatore comune più affidabile, poiché è coerente su entrambi i sistemi, a differenza del SAMAccountName locale, garantendo così un’attribuzione accurata degli utenti in tutto l’ambiente ibrido.

Strumenti nativi come Microsoft Sentinel offrono un’integrazione profonda e trasparente all’interno dell’ecosistema Microsoft, mentre piattaforme di terze parti come NinjaOne sono progettate per unificare la correlazione con funzionalità di gestione IT più ampie (RMM, helpdesk) e fonti di log multivendor in un unico pannello di controllo.

Il portale di audit Purview registra le attività degli utenti e degli amministratori all’interno delle applicazioni M365 (ad esempio, l’accesso ai file in SharePoint), mentre i registri di accesso di Entra ID riportano in dettaglio gli eventi di autenticazione stessi; entrambi sono necessari per ricostruire una cronologia completa di “chi ha fatto cosa e come è riuscito ad accedere”.

Le voci del log eventi relative agli accessi agli account registrano gli accessi effettuati dagli account di dominio sul domain controller, mentre l’attività degli account locali viene registrata solo sul sistema stesso.

L’integrazione dei log di autenticazione di Microsoft 365 con i dati locali amplia la visibilità, consentendo di coprire gli ambienti cloud e ibridi che non possono essere monitorati esclusivamente dai domain controller.

I log devono essere conservati almeno per la durata massima della finestra di rilevamento degli incidenti oppure in base alla politica del cliente (in genere da 90 a 365 giorni).

Inserisci nella whitelist gli account di servizio previsti e i normali modelli interattivi previene lo stress da avvisi e consente una più rapida classificazione degli incidenti.

La documentazione da conservare ai fini della conformità e degli audit varia a seconda delle leggi in materia di protezione dei dati e privacy applicabili alla tua organizzazione e ai tuoi clienti. Ciò può includere politiche, registri di conservazione dei log, esportazioni dei log degli eventi e metriche/report di sintesi.

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