Punti chiave:
- Che cos’è il patch management? Il patch management comprende le attività relative all’aggiornamento e alla protezione di endpoint e programmi.
- Perché il patch management è importante: I sistemi aggiornati hanno maggiori probabilità di prevenire i cyberattacchi, soprattutto quelli che mirano a vulnerabilità note.
- Con quale frequenza le aziende di livello enterprise dovrebbero applicare le patch ai loro sistemi: Le patch di sicurezza critiche devono essere distribuite il prima possibile; gli altri aggiornamenti possono seguire un rollout scaglionato.
- Automazione del patch management: L’automazione riduce in modo significativo l’errore umano e permette di risparmiare risorse aziendali cruciali.
Il patching di software e sistemi vulnerabili è oggi più importante e impegnativo che mai. Ecco come i professionisti IT possono rendere il loro processo di patch management più efficiente, eliminare le interruzioni e mantenere la sicurezza delle reti.
Che cos’è il patch management?
Il processo di patch management copre le attività relative all’aggiornamento e alla protezione di endpoint e programmi. In genere si tratta di acquisire, testare e distribuire aggiornamenti software (patch) per sistemi operativi, applicazioni e firmware nei dispositivi gestiti all’interno dell’ambiente IT.
Mentre i dispositivi Windows continuano a dominare il mercato, gli endpoint Mac e Linux sono oggi altrettanto diffusi. Detto questo, il moderno processo di patch management richiede uno strumento in grado di proteggere efficacemente tutte e tre le piattaforme.
💡 Suggerimento: Per saperne di più, scarica la nostra Guida al patch management per leader IT.
Perché il processo di patch management è importante?
Secondo il rapporto Cost of a Data Breach Report di IBM del 2025, il costo medio globale di una violazione dei dati ha raggiunto i 4,44 milioni di dollari. Sebbene si tratti di un calo rispetto all’anno precedente, i costi legati alle violazioni rimangono significativi, in particolare in regioni come gli Stati Uniti, dove continuano ad aumentare.
Lasciare dei dispositivi non patchati li rende vulnerabili agli attacchi informatici e il rischio è tutt’altro che teorico. Infatti, il “Data Breach Investigations Report 2025” di Verizon ha rilevato che lo sfruttamento delle vulnerabilità come vettore di attacco iniziale è cresciuto del 34% su base annua, raggiungendo il 20% delle violazioni totali, con una particolare attenzione agli exploit zero-day mirati ai dispositivi perimetrali e alle VPN.
Le sfide del processo di patch management per le PMI
Alcune delle organizzazioni più grandi e ben finanziate del mondo hanno difficoltà con il patch management. Che possibilità hanno quindi le piccole e medie imprese, considerando che la loro capacità di supporto IT è limitata? Ecco alcune sfide comuni per chi ha stack IT di dimensioni moderate:
- La mancanza di fondi per le soluzioni di patch management di livello enterprise
- Un mix di dispositivi vecchi e nuovi, di diversi sistemi operativi (Windows, macOS, Linux) e applicazioni
- Piccoli team IT che non hanno il tempo o il personale necessario per monitorare e distribuire costantemente le patch
- La mancanza di ambienti di test
- Il patching manuale è un processo che richiede molto tempo (e spesso viene spostato in basso nella lista di priorità)
Alcune delle maggiori sfide legate al patch management riguardano il fatto che il processo richiede tempo, è complicato e crea problemi agli utenti finali. Di conseguenza, capita spesso che il patching venga rimandato o che magari degli aggiornamenti importanti si perdano nella confusione generale.
Purtroppo, il rischio legati ai sistemi non patchati sta diventando sempre più grave. Una volta che una vulnerabilità è stata divulgata e una patch è stata rilasciata, le organizzazioni corrono per applicare la patch prima che gli aggressori inizino a sfruttarla attivamente.
Un caso d’uso reale per risolvere i problemi del processo di patch management
La soluzione per stare al passo con i cicli di patching è esternalizzare la responsabilità del processo ai fornitori di servizi gestiti (MSP). Gli MSP applicano metodi avanzati, utilizzando soluzioni specializzate, come un RMM.
“Utilizziamo NinjaOne per automatizzare il patching su dispositivi e server dei nostri utenti finali. Adesso risparmiamo un sacco di tempo per il patch management, perché non abbiamo più passaggi manuali nel nostro flusso di lavoro di patching.”
Martin Wells, CEO di Syscomm Group
👉 Leggi la storia del cliente: Scopri come Syscomm Group è riuscito a sfruttare NinjaOne per ottenere il massimo dal monitoraggio della sicurezza.
Un RMM è un’eccellente soluzione di gestione IT per semplificare e automatizzare le parti più complesse dell’IT, ma la strategia che lo circonda deve essere anche resiliente e scalabile. Per farti un’idea più precisa, dai un’occhiata ai nostri consigli di seguito. Offriamo suggerimenti su come gli MSP e i leader IT possono creare un framework per il processo di patch management efficiente in termini di costi e continuo nel tempo.
10 fasi chiave del processo di patch management
Di seguito abbiamo riportato un modello di processo di patch management in 10 fasi. Il documento evidenzia le considerazioni fondamentali che devono essere fatte per qualsiasi piano di patch management. Dovrai assicurarti di aver stabilito ruoli e responsabilità, in modo chiaro, per ogni fase del processo. Inoltre, assicurati che tutte le principali parti interessate siano pienamente coinvolte.
⚠️ Per evitare le insidie più comuni, guarda il nostro video intitolato “Errori nel patch management e come evitarli.”
Fase 1: Rilevamento
Prima di tutto, devi assicurarti di avere un inventario di rete completo. Questo significa anche conoscere i tipi di dispositivo, di sistema operativo, delle versioni del sistema operativo e persino delle applicazioni di terze parti al livello più elementare.
Molte violazioni della sicurezza avvengono perché l’IT trascura o dimentica alcuni endpoint. Gli MSP devono essere proattivi e utilizzare gli strumenti di inventario della rete. Questi sono utili per scansionare gli ambienti dei clienti in modo puntuale e ottenere una chiara visibilità sulla rete gestita.
Fase 2: Categorizzazione
Successivamente, segmenta i sistemi e/o gli utenti gestiti in base al rischio e alla priorità.
Per esempio, puoi filtrare per tipo di macchina (server, laptop ecc.), sistema operativo, versione del sistema operativo, ruolo dell’utente ecc. Ciò consente di creare criteri di patching più granulari invece di adottare un approccio con un solo criterio che funzioni per tutto.
Fase 3: Creazione dei criteri di patch management
Crea criteri di patching stabilendo cosa verrà patchato, quando e in quali condizioni.
Per esempio, puoi determinare quali endpoint devono essere aggiornati automaticamente e stabilire quanto di frequente devono essere patchati. La pianificazione del patching per gli utenti finali di laptop potrebbe avere una frequenza settimanale, mentre il patching per i server può essere meno frequente ed eseguito manualmente.
Puoi anche pensare di avere flussi di lavoro flessibili per le diverse patch. Alcuni dovrebbero avere un processo di rollout più rapido o più esteso (pensa agli aggiornamenti del browser rispetto a quelli del sistema operativo, agli aggiornamenti critici rispetto a quelli non critici, per esempio).
Infine, dovrai identificare le finestre di manutenzione per evitare interruzioni (tenendo conto dei fusi orari per un patching “follow the sun” ecc.) e creare eccezioni.
Fase 4: Monitoraggio di nuove patch e vulnerabilità
Analizza le pianificazioni e i modelli di rilascio delle patch dei fornitori. Quindi cerca di individuare fonti affidabili per la divulgazione tempestiva delle vulnerabilità. Crea un processo di valutazione delle patch di emergenza. Fare riferimento al catalogo delle vulnerabilità sfruttate note (KEV) e ai punteggi di gravità CVSS di CISA aiuta i team a individuare le patch che richiedono un’azione immediata rispetto a quelle che seguono una distribuzione pianificata.
Fase 5: Test delle patch
Crea un ambiente di test o un segmento di rete isolato per evitare di essere colto alla sprovvista da problemi inaspettati. Questa iniziativa dovrebbe includere la creazione di backup per un protocollo di rollback affidabile e conveniente.
Inoltre, verifica l’avvenuta distribuzione e monitora eventuali problemi di incompatibilità o di prestazioni.
Fase 6: Gestione della configurazione
Documenta eventuali modifiche che stanno per essere apportate tramite il patching. Ciò sarà utile nel caso in cui si verifichino problemi con la distribuzione delle patch, soprattutto al di là del segmento o dell’ambiente di prova iniziale.
Passo 7: Distribuzione delle patch
Segui i criteri di patch management creati al punto 3. Per una maggiore efficienza, identifica quali sistemi, applicazioni o dispositivi richiedono aggiornamenti. A questo punto, stabilisci un ordine di priorità in base al livello di rischio (per esempio patch di sicurezza o aggiornamenti di funzionalità).
Passo 8: Verifica delle patch
Esegui una verifica del patch management per individuare eventuali patch non riuscite o in sospeso.
Allo stesso tempo, continua a monitorare eventuali problemi di incompatibilità o di prestazioni. È anche una buona idea rivolgersi a utenti finali specifici, che possono essere d’aiuto con un livello aggiuntivo di verifica.
Fase 9: Monitoraggio e reportistica
Crea un report sulla conformità delle patch che puoi condividere con i tuoi clienti per dimostrare quanto fatto. Tieni traccia delle patch applicate per mantenere la conformità agli standard di sicurezza. Configura un sistema che tenga traccia dello stato delle patch nei vari sistemi, in modo da poter effettuare eventuali correzioni in modo più rapido e tempestivo.
Fase 10: Controlla, migliora e ripeti il processo
Infine, stabilisci una cadenza per ripetere e ottimizzare le fasi 1-9. Il flusso di lavoro deve comprendere l’eliminazione graduale o l’isolamento di qualsiasi macchina obsoleta o non supportata, la revisione dei criteri e la verifica delle eccezioni. Questo ti aiuterà a capire se sono ancora valide o necessarie.
Procedure consigliate per il patch management
La richiesta di un patch management efficace sta diventando sempre più pressante. Di conseguenza, gli MSP devono migliorare i propri processi e le proprie offerte o rischiano di non restare al passo. Ecco tre modi attraverso i quali gli MSP possono fornire servizi di patch management più intelligenti, efficienti ed efficaci nel 2026.
1) Automatizza gli aggiornamenti via patch
Il patching è un processo in cui è estremamente facile non restare al passo, soprattutto se ti affidi ancora all’identificazione, alla valutazione e alla distribuzione manuale delle patch. Un software di patch management automatizzato e basato sul cloud consente agli MSP di pianificare scansioni di aggiornamento regolari.
Inoltre, aiuta a garantire l’applicazione delle patch in condizioni specifiche o in modo automatico. Oggi le moderne piattaforme RMM e di patch management incorporano persino un punteggio di rischio guidato da AI per aiutare i team IT a stabilire le priorità nelle decisioni relative al patching.
Come può aiutarti NinjaOne
- Automatizza il patching per Windows e per i software di terze parti di una libreria di fornitori in continua crescita
- Configura facilmente la scansione delle patch e le pianificazioni di aggiornamento per segmenti specifici di dispositivi o utenti (ottieni un controllo granulare o imposta e dimentica)
- Dedica meno tempo a cercare i nuovi aggiornamenti e le segnalazioni di vulnerabilità e più tempo alla crescita della tua azienda
2) Riduci il tempo dedicato alla verifica della distribuzione delle patch con i report di audit
Nonostante l’automazione nel patching stia diventando sempre più popolare, gli MSP purtroppo non possono sempre dare per scontato che le soluzioni di patching automatizzate funzionino come promesso.
Ciò significa dover implementare una verifica manuale che può richiedere molto tempo. Lo sviluppo di script o processi per alleggerire questo impegno (o, meglio ancora, l’utilizzo di soluzioni che non richiedano una verifica) è un investimento utile.
Come può aiutare NinjaOne:
- Accesso a report dettagliati per la verifica delle patch.
- Elimina le congetture grazie all’accesso a informazioni affidabili in tempo reale
3) Semplifica i report
Tutto ciò che fai come MSP deve essere comunicato come valore aggiunto ai tuoi clienti. Il patch management non fa eccezione, ma la creazione di report di verifica sul patch management deve essere automatizzata il più possibile. Dopo tutto, più tempo impieghi per generare i report, meno tempo avrai a disposizione per fornire ulteriori servizi e far crescere l’azienda.
Implementazione del processo di patch management
L’obiettivo finale del processo di patch management è garantire che tutte le soluzioni software dello stack IT e della rete gestita siano aggiornate e sicure. Nel complesso, il flusso di lavoro della patch management dovrebbe includere queste fasi:
- Determinare i dati di riferimento
- Stabilire le priorità in base a rischio e criticità
- Creare un criterio di patch management
- Test delle patch, delle nuove integrazioni e della compatibilità dei sistemi
- Configurazione di una soluzione di backup e ripristino resiliente
- Monitoraggio degli aggiornamenti via patch e risoluzione dei problemi
Inoltre, dovresti verificare regolarmente la conformità dei singoli endpoint agli standard normativi come GDPR e PCI DSS. Un RMM valido deve essere in grado di automatizzare la sicurezza degli endpoint anche su larga scala.





