Punti chiave
- La complessità della sicurezza è aumentata man mano che le organizzazioni hanno adottato più strumenti per far fronte a minacce in evoluzione, generando flussi di lavoro frammentati e lacune operative.
- I programmi di sicurezza moderni traggono vantaggio da visibilità, controllo e remediation unificati, piuttosto che dall’aggiunta di altre soluzioni ad ambienti già complessi.
- I sistemi privi di patch restano uno dei vettori di attacco più diffusi: una remediation efficace delle vulnerabilità è quindi una priorità di sicurezza fondamentale.
- Flussi di lavoro separati tra sicurezza e IT operations creano spesso ritardi tra l’individuazione di una vulnerabilità e la sua correzione, aumentando l’esposizione al rischio dell’organizzazione.
- Mentre l’AI accelera la scoperta delle vulnerabilità, le organizzazioni devono concentrarsi su prioritizzazione, automazione e velocità di remediation per mantenere una security posture solida.
- Le organizzazioni più resilienti semplificano le operazioni di sicurezza collegando visibilità, patching, automazione e remediation in un unico flusso di lavoro.
Storicamente l’IT aveva un compito piuttosto chiaro: rendere operativi i sistemi, supportare quei sistemi e i loro utenti, far girare la macchina. Poi è arrivato Internet, tutto è diventato connesso e quindi tutto è diventato esposto. È lì che la cybersecurity, così come la conosciamo oggi, ha iniziato a prendere forma, e gestire e proteggere il parco tecnologico è diventato molto più complicato.
Lo schema si ripete da decenni. Gli attaccanti trovano un modo per entrare. Chi difende rileva l’intrusione e chiude le falle. Ogni volta che emerge un nuovo vettore di attacco, nuovi vendor si affacciano sul mercato con nuovi sistemi e nuove soluzioni. Questo ciclo si ripete da oltre 30 anni e, di conseguenza, le organizzazioni si ritrovano a gestire un’ampia gamma di soluzioni, ognuna pensata per rispondere a un singolo punto di impatto, ma che rendono la protezione dell’azienda un compito sempre più gravoso.
Perché il vecchio approccio non regge più
La sicurezza è sempre stata reattiva. Ma quel modello non è sostenibile. I malintenzionati sfruttano le lacune nell’infrastruttura delle organizzazioni a una velocità allarmante. L’infrastruttura moderna è ormai cloud-native per impostazione predefinita, il che rende la superficie di attacco più dinamica e in continuo mutamento. E l’AI peggiora la situazione.
Le organizzazioni devono concentrarsi sul consolidare le basi della propria sicurezza. Non puoi impedire ogni attacco, ma puoi controllare quanto sei esposto.
La semplicità è un vantaggio per la sicurezza
Ci sono passi semplici che le organizzazioni possono compiere per rafforzare le fondamenta della propria sicurezza, aumentare la resilienza e mettere i team nelle condizioni di affrontare in modo proattivo i rischi futuri.
Il controllo unificato è una componente sempre più importante. Secondo IBM, un’organizzazione media utilizza 83 soluzioni di sicurezza diverse da 29 vendor. È un livello di frammentazione notevole, con altrettante potenziali lacune da gestire.
La complessità costa sempre di più. È sempre più evidente che una sicurezza solida non si costruisce con più strumenti. Si costruisce sapendo cosa esiste nel proprio ambiente, controllandolo, correggendo ciò che è esposto e ripristinando rapidamente quando qualcosa va storto. Di più non è sempre meglio, soprattutto nella sicurezza e soprattutto quando la posta in gioco è così alta.
Il patching conta oggi più che mai
Nonostante tutta l’innovazione che ha attraversato la sicurezza, una cosa non è cambiata. I sistemi privi di patch restano uno dei modi più semplici per i malintenzionati di sfruttare le vulnerabilità, e le organizzazioni continuano a faticare a correggerle in modo rapido ed efficace.
Storicamente, i processi di patch imperfetti dipendono da tempi stretti, risorse insufficienti e operazioni a compartimenti stagni: la scansione delle vulnerabilità è in carico a un team, con i propri strumenti, obiettivi e priorità, mentre la remediation spetta a un altro. Così i team ottengono visibilità, ma senza un modo rapido e affidabile di agire. La visibilità senza remediation è solo reporting, e il reporting non proteggerà la tua organizzazione dalle violazioni.
Quando colleghi questi flussi di lavoro, quando le vulnerabilità confluiscono direttamente nel patching (integrando lungo il percorso l’analisi del sentiment e raccomandazioni ragionate sulla prioritizzazione delle patch), la tua organizzazione può iniziare a passare da una sicurezza reattiva a una proattiva. Si passa da un patching che parte dalla scansione a un approccio patch-first senza compromettere la stabilità: è proprio questo cambiamento, fatto di remediation e risposta rapida, a fare una differenza enorme.
La remediation è il nuovo campo di battaglia
Per anni la cybersecurity si è concentrata sul rilevamento. Oggi la maggior parte delle organizzazioni è in grado di individuare le vulnerabilità. La sfida è intervenire con sufficiente rapidità.
Mentre l’AI accelera la scoperta delle vulnerabilità, le organizzazioni si troveranno davanti a più riscontri, più patch e maggiore pressione per stabilire le priorità in modo efficace. A vincere non saranno le organizzazioni che individuano più vulnerabilità, ma quelle che riducono il rischio più velocemente.
Per questo i team di sicurezza, in collaborazione con i team ITOps, stanno spostando sempre di più il proprio focus dalla sola visibilità alla visibilità unita a una remediation automatizzata, unificando il processo di scoperta e correzione.
Individuare i problemi è importante. Risolverli rapidamente è ciò che riduce il rischio. E la semplicità è ciò che fa la differenza.
A che punto siamo
La sicurezza non dovrebbe continuare a complicarsi. Dovrebbe diventare più snella e rispecchiare l’agilità e la scalabilità del mondo cloud-native di oggi, con visibilità end-to-end, flussi di lavoro automatizzati e controllo unificato che lavorano insieme per abilitare operazioni di sicurezza più proattive e resilienti su larga scala.
Le organizzazioni che riescono davvero nella sicurezza proattiva non sono quelle con più strumenti, ma quelle con maggiore chiarezza e controllo. Conoscono il proprio ambiente, riducono la complessità superflua e si concentrano sul fare benissimo le cose fondamentali.
La strada più rapida ed efficace non è aggiungere altro. È semplificare ciò che già c’è.
